La disobbedienza civile è giusta? Il cardinale Krajewski interroga, con il suo gesto, le nostre coscienze

Spin Time Labs è un palazzo occupato che si trova a Roma ed è di proprietà dell’ex Inpdap. Nell’edificio – che è stata sede di numerose attività sociali in questi anni – sono ospitate 450 persone, fra cui un centinaio di bambini. Lo scorso 5 maggio la società che erogava la corrente elettrica nello stabile ha effettuato un distacco dei contatori, dovuto a morosità accumulatesi nel corso degli anni per un totale di circa 300.000 euro.

Alcuni giorni fa il cardinale Konrad Krajewski – elemosiniere del Papa – si è presentato nell’edificio, per portare dei doni ai bambini. Messo al corrente della situazione il cardinale – già noto per essere molto attivo nel sostegno ai più poveri fino al punto di mettere a disposizione di chi ha bisogno il proprio appartamento in Vaticano – ha deciso, dopo una serie di telefonate nel tentativo di sbloccare la situazione, di procedere egli stesso alla rimozione dei sigilli ed al riattacco dell’energia elettrica. Una scelta senza dubbio dal forte impatto, simbolicamente forte. Una chiara presa di posizione, in favore dei più deboli ed emarginati che impegna anche il Pontefice, e che si innerva in un dibattito che va avanti da tantissimo tempo sulla disobbedienza civile, sul se sia giusto in determinate condizioni rifiutarsi di obbedire a leggi che si ritengono sbagliate perché cozzano contro i propri principi morali. È chiaro che chi si pone in posizione di disobbedienza civile è pronto a subirne le conseguenze, e su questo Monsignor Krajewski è stato lapidario, dichiarandosi convinto della giustezza delle proprie posizioni e pronto ad assumersi la piena responsabilità della sua scelta. L’elemosiniere del Papa ha anche detto di essere pronto a farsi carico dei costi dell’energia elettrica dal momento della riattivazione. Sul gesto di Krajewski si è scatenato il dibattito, ed ovviamente chi è su posizioni di destra – a partire dal vicepremier Salvini – non ha mancato di polemizzare, esibendosi nella consueta retorica sul se sia ‘fesso’ chi invece le bollette le paga tutti i mesi. Ma il punto non è questo, con buona pace delle polemiche dei sovranisti nostrani. Il punto è se sia umanamente giusto lasciare oltre duecento famiglie – la maggior parte delle quali con bambini piccoli ed anziani – senza corrente elettrica, in una condizione di degrado inumano ed anche con rischi per l’incolumità e la salute dei più deboli. Io credo che disobbedire, in alcuni casi, sia giusto. Senza dubbio lo è quando sul piatto della bilancia c’è da un lato un principio astratto e dall’altro ci sono famiglie con bambini piccoli. E poi, una cosa va detta con chiarezza: basta criminalizzare la povertà, che non è una colpa.

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